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3 settembre 2026

Queste viti hanno quattrocento anni

Sull'Etna le viti crescono ancora sulle proprie radici. A Felcerossa, mio zio si rifiuta di espiantarle.

La carrettiera che porta a Felcerossa. Agosto 2018.
La carrettiera che porta a Felcerossa. Agosto 2018.

Mio nonno faceva vino sulle pendici dell'Etna, a Felcerossa. Lo faceva come lo faceva suo padre, e prima ancora il padre di suo padre.

Mio zio lo fa ancora oggi. Nello stesso modo. Non ha cambiato una virgola.

Fa rosso, nerello mascalese e nerello cappuccio, come si è sempre fatto in famiglia. Essenzialmente per casa, e ne vende un po' a chi apprezza ancora il vino fatto così.

Intanto, negli ultimi vent'anni, l'Etna è diventata uno dei territori vinicoli più celebrati d'Italia.

Sono arrivati investitori da fuori. I terreni hanno cambiato valore. Le contrade sono diventate un modo per distinguere i vini come si fa in Borgogna. E salendo di quota si passa al bianco: l'Etna Bianco Superiore, che si può produrre solo a Milo, è diventato il vino di cui si parla.

C'è una cosa che sull'Etna esiste e quasi da nessun'altra parte in Europa. Le viti a piede franco.

Alla fine dell'Ottocento la fillossera ha distrutto i vigneti di mezzo continente, e da allora quasi tutte le viti del mondo crescono innestate su radici americane. Sull'Etna no: nelle sabbie vulcaniche il parassita non sopravvive. Ci sono ceppi di oltre cento anni, ancora sulle proprie radici.

Sull'Etna la vendemmia comincia adesso. A casa nostra, sopra gli ottocento metri, si è sempre andati a ottobre. Ora si anticipa: fa più caldo e l'uva matura prima.

Si raccoglie ancora a mano, perché i terrazzamenti sono troppo ripidi e troppo stretti per le macchine. Ed è lì che sta tutta la magia della vendemmia.

Qualche tempo fa parlavo con mio zio proprio di questo: espiantare le vecchie viti e reimpiantare a bianco, come stanno facendo tutti salendo di quota.

Mi ha detto: «Queste viti hanno quattrocento anni».

Esagerava, e lo sa anche lui. Nessuno sa esattamente quanti ne abbiano. Di sicuro più di cento, e sono lì da prima che la fillossera arrivasse in Europa.

Poi ha aggiunto: «Sono la nostra storia, perché vuoi cambiarle?»

Non gli ho risposto niente.

Su quella montagna cambia tutto in continuazione. Domina tutto, è la padrona. Quando ero bambina c'era un cratere solo, poi sono diventati tre, e quei tre cambiano di anno in anno: più alti, più bassi, più larghi. Ogni volta che torno giù non so mai se l'Etna che vedrò è la stessa che avevo lasciato, e non lo è mai. Quando arrivo la guardo, ed è sempre diversa.

Forse è per questo che a quelle viti non vuole rinunciare. Sono l'unica cosa rimasta dov'era. Dice: chi siamo e da dove veniamo...

Oggi, sinceramente, non so più se le espianterei.

Fonti: Assovini Sicilia sulla vendemmia 2026, disciplinare Etna DOC.

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