← Tutte le note

10 settembre 2026

Dopo l'ultima bottega

A Cireglio ha chiuso l'ultima bottega. Quello che è successo dopo dice molto sul futuro dei borghi.

Cartolina d'epoca: Cireglio, via Modenese, veduta del Sasso.
Cartolina d'epoca: Cireglio, via Modenese, veduta del Sasso.

Qualche settimana fa ho scritto dei borghi che si svuotano, e sotto quel post una persona mi ha fatto notare che sulla montagna sopra Pistoia, dove abito, qualche paese si sta ripopolando: Cireglio, Campo Tizzoro...

Qualche famiglia si è trasferita, è vero.

Ma non contiamo le persone, guardiamo invece cosa apre e cosa chiude. Qui la storia diventa più complicata.

A Cireglio, circa 900 abitanti, negli anni hanno chiuso le attività alimentari e all'inizio del 2025 ha chiuso anche l'ultima bottega. Nei suoi locali, pochi mesi dopo, si è trasferita la farmacia. Più grande, con più servizi.

Direi che è un'immagine abbastanza eloquente.

In un paese con una popolazione molto anziana, l'attività che riesce ad ampliarsi è proprio quella di cui c'è più bisogno. L'alimentari, invece, non era più economicamente sostenibile.

Ma c'è una storia ancora più interessante.

Il bisogno di comprare pane, frutta, verdura, formaggi non è scomparso insieme al negozio. E per chi è anziano e si muove con difficoltà, dover scendere fino a Pistoia per fare la spesa non è un dettaglio.

Così qualcuno ha trovato un'altra soluzione.

Da ottobre 2025, il sabato mattina, cinque aziende locali portano i loro prodotti in una floricoltura del paese: pane, frutta e verdura, formaggi, miele. È nato un piccolo mercato di prossimità.

Quel posto lo conosco. Ci andavo una decina di anni fa con mia madre a comprare fiori e piante, e vendevano anche le uova. In qualche modo, quindi, qualcosa esisteva già.

Oggi le aziende vendono direttamente i propri prodotti, la floricoltura mette a disposizione uno spazio che già esiste e gli abitanti recuperano, per qualche ora alla settimana, una parte del servizio che avevano perso.

Non è un alimentari e non lo sostituisce. Ma qualcuno ha preso atto che riproporre lo stesso modello non era più sostenibile e ha trovato una forma diversa per rispondere allo stesso bisogno.

Questa è la parte di Cireglio che mi interessa di più.

Quando parliamo di ripopolare i borghi pensiamo alle case, ai nuovi residenti, ai servizi che mancano e a quelli che bisognerebbe riportare. Ma un borgo che cambia non può sempre funzionare come funzionava prima.

Significa capire quali bisogni sono rimasti, quali sono diventati più urgenti e trovare modi sostenibili per soddisfarli con le persone, le attività e le risorse che quel territorio possiede davvero.

A Cireglio è successo in piccolo. Cinque aziende, una floricoltura e tre ore e mezzo alla settimana non hanno riaperto l'alimentari.

Hanno trovato un modo per non lasciare completamente scoperto il bisogno che quell'alimentari soddisfaceva.

Credo che il futuro dei borghi debba passare necessariamente anche da qui: non dalla pretesa di riportarli a ciò che erano, ma dalla capacità di riorganizzarsi intorno a ciò che sono diventati.

Scrivimi su WhatsApp