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15 settembre 2026

Il paese del Sol Levante

Nove milioni di case vuote e un fisco che le teneva in piedi: cosa fa il Giappone per le sue akiya.

Una akiya, casa abbandonata, in un villaggio giapponese. Immagine generata con AI.
Una akiya, casa abbandonata, in un villaggio giapponese. Immagine generata con AI.

In Giappone ci sono nove milioni di abitazioni vuote: il 13,8% del totale, il massimo mai registrato.

Una parte sono le akiya, case senza abitanti. Molte amministrazioni gestiscono le akiya bank: elenchi pubblici dove i proprietari registrano le case da vendere o affittare.

Quando la notizia arriva da noi, il titolo è quasi sempre lo stesso: «In Giappone regalano le case».

Il paragone con le nostre case a 1 euro viene da sé. Ma la differenza più interessante non è il prezzo.

Per decenni il sistema fiscale giapponese ha prodotto un paradosso: finché sul terreno restava un'abitazione si applicava una forte agevolazione, demolendola quell'agevolazione poteva venire meno.

In certi casi era più conveniente lasciare in piedi un rudere che demolirlo.

Lo spopolamento produceva case vuote. Il fisco contribuiva a farle rimanere lì.

Negli ultimi anni il Giappone è intervenuto: le abitazioni più deteriorate possono essere classificate dai comuni come Specified Vacant Houses e perdere il beneficio fiscale sul terreno.

Poi c'è un'altra questione: le case si ereditano.

Un proprietario muore, gli eredi non aggiornano il registro, passano gli anni e ricostruire chi abbia titolo sull'immobile diventa difficile. Dal 1° aprile 2024 la registrazione degli immobili ereditati è obbligatoria: tre anni di tempo e, senza ragione giustificata, una sanzione fino a 100.000 yen.

Da noi invece partiamo dalla casa vuota e ci chiediamo come trovare qualcuno disposto a prenderla: un bando, un prezzo simbolico, obblighi di ristrutturazione, a volte una fideiussione. È una risposta a un problema che esiste già.

Il Giappone non lo ha risolto: nove milioni di abitazioni vuote bastano a dimostrarlo. Ma è intervenuto anche sui meccanismi che lo mantengono: la convenienza a lasciare in piedi un rudere, la possibilità di sapere a chi appartiene, quella di far incontrare nel tempo le case disponibili con chi potrebbe volerle.

Non si è limitato a cercare qualcuno a cui dare le case. Ha cominciato a intervenire sui motivi per cui quelle case restano vuote.

Perché lo spopolamento non ha una causa sola. Dentro ci sono demografia, proprietà, eredità, fiscalità, lavoro, servizi e costi di recupero. Una casa vuota è soltanto la parte che vediamo.

Nemmeno le akiya bank sono miracolose, e cambiano da comune a comune. Ma restano aperte nel tempo, invece di aspettare il nuovo abitante nella finestra di un singolo bando.

Perché chi decide di lasciare una città e trasferirsi in un piccolo paese non lo fa quando un'amministrazione apre un bando.

Lo fa quando è pronto.

Le case vuote sono la conseguenza. Credo che la parte più interessante cominci quando ci chiediamo che cosa le ha svuotate e che cosa continua a tenerle vuote.

Fonti: Statistics Bureau of Japan; Ministry of Land, Infrastructure and Transport; Ministry of Justice.

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